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  • Michele Lasi

Al centro della Moda: Kantamanto Market, Accra, Ghana


IL POST IN NUMERI

15: I Milioni di capi Fast Fashion usati scaricati a Kantamanto, Ghana ogni settimana.

30: (Milioni di persone) La popolazione dell’intero Ghana.

25: I dollari di valore di una balla di “Dead White Man's Clothes” scaricata a Kantamanto.

1: Il falso pretesto con cui si scaricano vestiti usati ad Accra: La donazione (non necessaria) di abiti.


Le cataste di "Dead White Man's Clothes" ad Accra

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

E’ stata la CBS, a Settembre, a puntare i riflettori e l’attenzione del grande pubblico sulla vergogna del Fast Fashion: ad Accra, al mercato di Kantamanto, arrivano ogni settimana circa 15 milioni di capi di abbigliamento usati che raccolti dai Paesi occidentali. L'intera popolazione del Ghana è di soli 30 milioni.

Kantamanto è il cosidetto “mercato di salvataggio” delle aziende Fast Fashion: tutto ciò che resta invenduto e non può essere indirizzato attraverso alcun canale distributivo, viene recapitato qui.

I camion in arrivo ad Accra scaricano balle di tessuti - chiamati Obroni Wawu, o "Dead White Man's Clothes" - al mercato, un labirinto di sette acri e oltre 5.000 bancarelle.

E’ qui che si svolge la versione africana di “affari al buio”.

Sono sicuro che vi sarà capitato di vederne una puntata in TV: In California, se un box non viene pagato per un periodo massimo di tre mesi, il contenuto può essere venduto da un banditore come un singolo lotto di oggetti, sotto forma di un'asta in contanti al buio (nel senso che non si conosce in anticipo il contenuto del box, se non attraverso una rapida occhiata concessa ad inizio asta).

Dunque, le balle vengono acquistate “al buio” dai commercianti del mercato per un valore tra i 25 e i 500 dollari ciascuno.

Sperano di trovare filati di qualità come cotone, lino, lana, per fare dell’upcycling: pulire, sconfezionare, tingere tutto ciò che possono per dargli nuova vita.


Penserai “fin qui tutto bene.. certo la massa di vestiti sprecati è enorme, ma vengono recuperati e riciclati”

NO.


Samuel Oteng, stilista di moda e project manager presso la Or Foundation, dice che l'upcycling sta diventando sempre più difficile a causa della scarsa qualità dei capi di fast fashion: "Prima avevano vestiti di buona qualità, ma ora c'è tanta spazzatura" ha detto.

Si stima che il 40 per cento di tutte le balle di abbigliamento inviate in Ghana finisca nelle discariche.

"Sento – continua Oteng - che gli sprechi si stanno incorporando nel modello della moda veloce: non solo sovrapproduzione oltre ogni logica. Le persone indossano vestiti per due settimane e poi li gettano! I rifiuti non finiscono in America, o in Europa. Arrivano qui, a Kantamanto".

Come se non bastasse, alcuni dei vestiti invenduti finiscono sulle spiagge quando piove, creando enormi ragnatele aggrovigliate chiamate "tentacoli nella sabbia".


Il direttore della gestione dei rifiuti per l'Assemblea metropolitana di Accra, Solomon Noi, ha inviato un messaggio agli Stati Uniti: "Non giustificatevi con il pretesto delle donazioni per spedire qui vestiti di seconda mano, è un disastro ambientale”.


Il vero problema, oltre alla sovrapproduzione, rimane l’infima qualità del fast fashion, un’industria che per stare in piedi a una simile velocità e con questa mole produttiva non può che poggiare sullo spreco, impedendo l’attuazione di ogni logica di circolarità.

Il second hand dunque, pratica di per sé virtuosa e non a caso fortemente incoraggiata in un’ottica di consumo sostenibile, nonché premiante per le aziende che vi si dedichino, non è che un palliativo che non può risolvere il problema endemico dell’eccesso, dello spreco di materie prime e beni da cui sarà difficile non farsi sovrastare.


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